Come sopravvivere al proprio stesso stomaco: Pasta Overture #1
Prologo:
Uno dei piatti più di effetto ed allo stesso momento più prèt-a-porter è sicuramente la pasta tonno, pomodorini, pinoli, capperi e fantasia. Si, praticamente tutto assieme, uno di quei piatti svuota frigorifero di cui andiamo tanto matti.
Conosciuta anche come Pasta alla Bepi in onore dello scopritore, oppure Pasta Overture #1. Insomma, chiamatela come vi pare, tanto cosa volete che gliene freghi a chi la mangia di come si chiama? Basta che sia tanta e buona. Vi premetto che questo piatto è stato sperimentato solo una volta, anche se credo sia sufficiente. Bene, iniziamo altrimenti finisce che stasera non mangiate. Chiaramente se stai leggendo la ricetta per la prima volta quando sei già sui fornelli con l’acqua che bolle, probabilmente ti mancherà metà degli ingredienti necessari e quindi, anche in questo caso, stasera non mangi.
In tutte le ricette che pubblicherò troverete per iniziare dei simpatici quanto utili trivia affinché sappiate subito a cosa andate in contro.
Pasta Overture #1
- Tempo di preparazione:
15’ di bollitura dell’acqua + 12’ di cottura della pasta - Stoviglie da pulire:
una pentola per la pasta, una grande padella, una cucchiara di legno. - Ingredienti necessari per due persone:
200 gr di pasta (mezze maniche o simili), una scaoletta piccola di tonno, 5 gr di pinoli, 8 capperi, una decina di pomodori pachino, olio, sale, una cucina ed il pane tostato che avete preparato seguendo i preliminari di questa guida.
Iniziate lavando i pomodorini pachino e visto che ci state lavatevi anche le mani, con l’influenza che gira, vi farà sicuramente bene. Seguite sempre Topo Gigio. Bene, lavate i pomodorini e poggiateli un attimo attimo. Nel frattempo tra il 4 ed il 5 pomodorino – è fondamentale essere precisi in questo – mettete a bollire l’acqua: lo dico una volta per tutte che il sale, rigorosamente grosso, ma messo dopo, quando si iniziano già a vedere le prime bolle, altrimenti mangerete nel 2012 e potrebbe essere troppo tardi perchè magari il mondo finisce. Ok, ora diamo per assodato che sapete mettere a bollire l’acqua.
Ora mettete la graaaande padella sul fuoco – grande perchè poi ci dovrete saltare la pasta – con un po’ d’olio d’oliva: quello che il vostro coinquilino pugliese porta sempre da casa, non quello di semi per friggere, nè quello della macchina. Una volta che l’olio è un po’ caldo, senza esagerare, mettete i pomodorini tagliati a pezzi – a quarti o anche i ottavi per i più precisi e per i pomodori più grandi. Fate stare un po’ questi piccoli pezzettini rossi nell’olio caldo per un po’, evitando di friggerli. (Avete messo l’acqua sul fuoco??)
Senza farvi male – non sapete quanto è facile – aprite la piccola scatoletta di tonno e “sbriciolate” il povero pesce nella padella. Dico sbriciolatelo perchè non deve mantenere nella padella la stessa forma che aveva nella lattina. Fatto questo, date una girata con il cucchiaio di legno, mettete il fuoco al minimo e lasciateli un poco lì. Prendete ora i capperi e lavateli bene dal sale sotto l’acqua se non volete diventare ipertesi in anticipo sui tempi. Mettete anche i capperi nella mega padella e visto che state, se non è troppa fatica per voi, aggiungete i pinoli. Se non l’avete ancora notato, i pinoli costano come l’oro, quindi siate parsimoniosi (un pacchetto intero da 20gr non servono) ma non troppo tirchi sennò quei pochi che ci avete messo non serviranno a nulla ed in pratica saranno sprecati. Assaggiate un poco di condimento e se necessario aggiungete un pizzico di sale.
Bene bene bene, dove eravamo? Ah si, tutto è nella padella. Dopo 3-4 minuti spegnete il fuoco della padella e dimenticatela lì per un po’. Ora con la macchina del tempo andiamo avanti rapidamente fino a che voi buttate la pasta – che cuoce in 12 min di solito. Se posso dire, comprate la Barilla perchè è palesemente la migliore. Quando mancano tra i tre ed i 4 minuti alla fine del tempo di cottura della pasta, riaccendete il gas sotto la padella e tenetelo al minimo, girando sempre il condimento altrimenti si attacca, si brucia, si apre la terra, Topo Gigio prenderà la suina.
Chi gradisce le alici, o almeno il loro sapore, può aggiungerne un paio spezzettate a questo punto: non dovrebbero starci male. Ricordate però di aggiungere meno sale perchè altrimenti…..
Preparatevi per il momento più difficile, cioè quello di scolare la pasta e condirla: aprite un po’ d’acqua fredda nel lavandino – si, non è una leggenda metropolitana ma è utile – e scolate la pasta. Al volo, in non più di 5 secondi, buttate la pasta scolata nella padella e saltatela con un accurato e deciso movimento del polso, aiutandovi con la cucchiara di legno.
Dopo circa mezzo minuto spegnete tutti i fornelli, per non saltare in aria, e fate le porzioni direttamente nei piatti. Aggiungete ora il pane tostato che avete imparato a fare seguendo la lezione preliminare di questa stessa guida nella quantità che preferite, girate e servite a tavola.
Dopo aver mangiato, fatemi sapere com’è andata. Non è cosa buona far lavare i piatti agli eventuali ospiti ma potreste chiederlo per esempio al coinquilino, sempre quello pugliese che vi ha prestato l’olio per cucinare.
Share Come sopravvivere al proprio stesso stomaco | Comment (0)Come sopravvivere al proprio stesso stomaco – I preliminari
Bene, allora poche parole per introdurre il prossimo successo editoriale del secolo, Come sopravvivere al proprio stesso stomaco: la guida culinaria che ogni universitario fuori sede stava aspettando! Basta con le ricette in cui sono nominati strani ingredienti, basta pensare la mattina a cosa cuinare la sera, basta ingrossare il fegato, basta farsi amici i fattorini che portano a casa le pizze.
E no, non sono un esperto di cucina, ma ne scrivo solo per esperienza. Quindi le vostre critiche mi fanno un baffo. Tiè.
Avvertenza: se seguite questa guida per più di una settimana ed avete problemi gastrointestinali assortiti, smettete di seguirla e nutritevi normalmente. Se necessario consultate un medico. Non rispondiamo di colorito verdognolo, malformazioni genetiche nelle prossime 6 generazioni, morte. Se non siete soddisfatti dei miei aiuti, vi offrirò una cena a casa mia per sdebitarmi. Nulla di più. Iniziamo!
Parte prima: I preliminari
Come ogni bella cosa della vita, anche in cucina sono necessari dei buoni preliminari: rischiate altrimenti di trovarvi in situazioni imbarazzanti, quali il non avere l'ingrediente chiave, servire mozzarelle verdi o tentare di cucinare il gatto. Pochi consigli potranno esaurire l'argomento dei preparativi. Attenzione, non è una lista della spesa, ma un'opera d'arte.
- Se non fate spese in comune e anche se odiate andare spesso al supermercato che ipoteticamente si trova dall'altra parte della città – o anche se vi hanno rubato la bicicletta – evitate di comprare alimenti facilmente deteriorabili in quantità eccessive. Del tipo che 6kg di mozzarelle non saranno facili da consumare in una settimana, tempo stimato nel quale il suddetto latticino acquista un colore verdognolo. Lo stesso dicasi per i 9 sgombri freschi che avete trovato in offerta. Se comunque amate fare le cose in abbondanza – e si sa, con i preliminari è facile voler strafare… – congelate quello che dura meno di tre giorni. Mozzarelle, carne di ogni tipo, sughi & salse, salsa & merengue, tutto può essere congelato e prontamente tirato fuori al momento opportuno, anche dopo un mese di distanza! No, il gatto no, quello lascialo stare.. Unica cosa, per la carne, i latticini e qualche altra cosa che ora mi sfugge, ricorda di tirarlo fuori la mattina per la sera e la sera per il pranzo del giorno dopo. Non prentendere che un petto di pollo si scongeli dalle 19.30 alle 20.30, neanche supermen può tanto (un microonde si, ma se siete veri studenti fuori sede, non ne avrete uno.)
- E' cosa buona e giusta avere sempre dentro casa dei capperi. Si, quello strano vegetale presente nelle imprecazioni un po' attempate esiste veramente e, qui la notizia, è uno dei vostri migliori alleati in cucina! Personalmente li utilizzo dovunque sia per salare sia per dare un po' di sapore: se avete appena finito di preparare il sugo più stupido della storia, aggiungete un cappero durante la cottura, vedrete che storia! O meglio, il vero cult dello studente: il sugo col tonno. Ho visto amici morire tentando di digerire una pasta con quantitativi di tonno abominevoli, utili più come laterizio che come alimento. Bene, risparmiate qualche simpatico pesciolino ed aggiungete qualche cappero: il risultato vi sorprenderà. Avvertenza: i capperi sotto sale vanno lavati per bene prima di essere utilizzati. Non ve la prendete con me se dimenticate di farlo ed i vostri piatti sapranno di scoglio calabrese.
- Il latte, eterno dilemma! Dura tanto chiuso, dura poco aperto. Distinguiamo: se fate colazione con lo scoppozzo di latte o ogni sera lo bevete addizionato a cioccolate o porcate varie, fatene scorta di quello a lunga conservazione e state a posto. Andate direttamente al punto successivo. Se invece di latte non siete consumatori abituali, vi conviene prendere i cartoni da mezzo litro a lunga conservazione, così li potete mettere chiusi in uno scaffale e tirarli fuori all'occorrenza. Il problema sorge però quando avrete aperto una confezione per una timida scaloppina: non provate a finire il cartone affogando la carne in mezzo litro di latte perchè non si cuocerà in tempo per la fine del mondo (in molti sostengono si tratti del 2012 ma non è questa la sede opportuna per parlarne..). L'unica soluzione è quella di pianificare in giorni vicini la preparazione di piatti in cui il latte possa essere utilizzato oppure rubarlo quando serve al coinquilino che lo usa regolarmente. Secondo le statistiche Erusispesdsifsdcsdvnsjn, la seconda opzione è di gran lunga la più in voga tra i ventunenni nati tra il 14 ed il 16 di Aprile.
- La cosa fondamentale di cui dovrete munirvi è il soffritto pronto. Non storcete il naso subito, credetemi: una volta provato non lo mollerete più. Vi consiglio in particolar modo quello della Coop perchè è di gran lunga il migliore e con quell'aria da casalinga del tipo la-coop-sei-tu ti fa credere che dentro ci sia meno merda di quello che pensi. Però rimane comunque una mano santa per sostituire ogni tipo di odore che tendenzialmente può marcire in ogni angolo impossibile da pulire della vostra cucina. Tipico è anche lo scenario del prezzemolo secco, schiacciato e appicciato sul vetro dello scompartimento più basso del frigo. Un minuto di silenzio per il prezzemolo. Che, per inciso, è impossibile da lavar via.
- Non buttate il pane secco: anzi, accumulatelo. E sedetevi che vi sto per rivelare il segreto più grande, quello che darà una svolta alla vostra vita culinaria. Già questa guida è stata una svolta? Ah, allora stavate messi più male di quanto pensassi. Comunque, comunque, parlavamo del pane: una volta che si è seccato, invece di trovare simpatici modi alternativi per utilizzarlo – tirarlo alla polizia durante le manifestazioni non va bene, anche se la consistenza è come quella del porfido dei sanpietrini – fatene dei piccoli pezzetti. Poi mettete una padella senz'olio sul fuoco a scaldare e tostate questi frammenti di pane del '15-'18 senza carbonizzarli magari. Ora sminuzzateli tipo pane grattuggiato, quello delle cotolette, ma di una grana abbastanza più grossolana: l'ideale sarebbe frullarlo col Minipimer ma so che è un oggetto di difficile reperimento. Potreste pestarlo con un qualsiasi oggetto o organizzare dei party "frantuma pane" con gli amici, so che vanno molto di moda. Bene, ottenunto questo pane grattuggiato, ripassatelo nella stessa padella calda di prima, ma stavolta con un filo d'olio. Il prezioso risultato lo conserverete in qualsiasi contenitore asciutto e sarà per voi ORO. Utilizzatelo al posto del costoso parmigiano in ogni tipo di pasta e minestra: dalla pasta al burro, alla pasta e piselli, pasta con il tonno, pasta "tonno-capperi-pinoli-pomodorini" (questa sarà un'altra puntata della guida). Darà sapore in più e sopratutto CROCCANTEZZA. Non avete idea di quanto rende più figo un piatto di pasta il fatto che sia anche un po' croccante. Una volta provato lo mettere ovunque! Non esagerate provando a metterlo nel caffè, non ci sta un granchè bene.
- Probabilmente c'è altro da dire, ma ora è tardi e non ricordo altro e mi sembra che le cose fondamentali ci siano. Se mi viene in mente altro, ve lo inserirò nelle ricette vere e proprie.
Bene, se avete seguito fin qui, siete dei pazzi. Ma sopratutto siete pronti ed avete tutto l'occorrente per seguire le mie prossime fantastiche ricette. Alla prossima!
Share Come sopravvivere al proprio stesso stomaco | Comment (0)Le 5 domande alla Curia di L’Aquila
Sulla moda delle domande poste da la Repubblica a Mr. B, ecco le "mie" 5 domande alla Curia di L’Aquila. Domande reali, non retoriche nè populiste a cui credo che qualcuno debba rispondere per chiarire questa benedetta storia della nuova casa dello studente San Carlo.
Le domande sono state girate alle testate locali online e poste sul blog di Don Luigi Maria Epicoco, che del caso si è occupato.
1) Allo scadere dei trent’anni previsti dall’accordo di programma, la proprietà dello stabile tornerà al nudo proprietario, cioè la Curia di L’Aquila, come previsto dagli art. 952 e ss. c.c.?
2) Esiste un accordo di programma tra la Curia, le regioni Abruzzo e Lombardia ed il Comune de L’Aquila per affidare la gestione della C.d.s. all’ADSU? Se si, in che modo è stato reso nullo, trattandosi di un accordo vincolante?
3) Esiste un bando pubblico e pubblicato per l’accesso ai posti della C.d.s. San Carlo? E se esiste, quali sono i criteri con i quali si è
stabilita una graduatoria? – se c’è e non sia stato invece utilizzato il criterio del primo che arriva..
4) Chi sono stati i beneficiari dei posti alloggio? Intendo nomi e cognomi, così come le graduatorie delle C.A.S.E., dei posti alla Reiss
Romoli etc..
5) Chi avrà diritto all’alloggio nella C.d.s. San Carlo dovrà versare una quota, per quanto simbolica o agevolata? E se si, a chi dovrà essere versata?
Vi prego di far girare in ogni modo queste 5 domande fino a che non avranno una risposta certa dalle istituzioni!
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Ancora sulla Curia, sulla Regione Abruzzo e sulla Casa dello Studente
Non volevo tornarci su, ma mi trovo di nuovo a spiegare la situazione assurda in cui ci si trova con la gestione della Casa dello Studente "San Carlo" di L’Aquila, della quale mi ero occupato nel post precedente. Questo che segue è un commeno lasciato originariamente all’articolo relativo alla questione su www.uduaq.org Lo ripubblico qui per completezza, e per ritrovarlo meglio in caso di necessità.
Ok, va fatta un po’ di chiarezza sut utta questa storia. Premetto che parlo da esterno poichè in quanto aquilano ed ex studente a Teramo, dei posti letto a L’Aquila non me ne cale personalmente. “Sono fuori dal giro”, diciamo.
Ricostruiamo per chi si fosse perso qualcosa:
1) esiste un accordo di programma (quello citato da Antonio in seduta di Consiglio Comunale) tra Regione Lombardia, Regione Abruzzo, Comune di L’Aquila e Curia di L’Aquila (che è a tutti gli effetti un ente privato come può esserlo la Conad, per dirne una) i cui contenuti sono già stati spiegati da Antonio appunto e che potete trovare presso gli uffici del Commissario per l’ADSU alla Regione Abruzzo (piano terra, entrando a destra, corridoio frontale, prima o seconda porta a destra, Dott. F. D’Ascanio). Per completezza, questo accordo è firmato dal Presidente Chiodi mentre all’ADSU c’è un vuoto istituzionale, cioè il presidente, dimissionario, D’Innocenzo non è in carica ed il commissario ancora non ha accettato l’incarico. Quindi Chiodi risponde per l’ADSU, naturalmente.
2) La Regione Lombardia impiega i soldi del FAS che non è altro che un fondo che lo STATO devolve alle Regioni per provvedere allo sviluppo di aeree degradate. In origine era la ben nota “Cassa del Mezzoggiorno”. Con le robe federali, riforme e leggi, diventa FAS e tocca a tutte le regioni. Soldi quindi statali devoluti alle regioni. E i soldi allo Stato glieli diamo TUTTI NOI. Sempre per completezza eh.
3) La Curia NON DONA il terreno al Comune di L’Aquila ma il suo DIRITTO DI SUPERFICIE: questo, come potete verificare su qualsiasi testo elementare di diritto privato (Art. 952 e ss. c.c.) prevede che la proprietà della terra (nuda proprietà) rimanga alla Curia, in questo caso, mentre ciò che sarà costituito sopra è proprietà del costruttore (Regione Lombardia che però avrebbe donato lo stabile alla Regione). Il d. di superficie può essere perpetuo o con scadenza: nel nostro caso ha un termine di 30 anni. Quindi nel 2039 si riavrà la riespansione del diritto sulla nuda proprietà della Curia anche allo stabile, che sarà quindi, a tutti gli effetti, della Chiesa.
4) Già al punto tre dovreste essere scandalizzati per l’enorme regalo che il Patrimonio dello stato s.p.a. fa alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana S.p.a. Ma lo scandalo maggiore arriva quando con una delibera di Giunta la Regione Abruzzo approva la gestione della Casa dello Studente a favore della Curia, DISAPPLICANDO l’accordo di programma preesistente tra le parti, che altro non è che un contratto e come tale vincolante, “con forza di legge” (sempre dal c.c.). Chi voleva l’illecito, eccolo.
5) La gestione del diritto allo studio non è di competenza esclusivamente pubblica: io privato posso fare un colleggio e affittarlo a chi dico io e come pare a me – vedi per es. quello in costruzione davanti Gallucci a Coppito. Ma è difficile che un privato possa svolgere attività di alloggio per gli studenti con una struttura a tutti gli effetti pubblica. Quantomeno sarebbe possibile se la graduatoria d’accesso a questi posti fosse la stessa ed unica utilizzata per gli altri posti (Reiss Romoli o borse di studio o che so..) per offrire quei servizi che permettano ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” (art. 34 Cost.)
6) A mio avviso oltre che possibile è auspicabile il ricorso al TAR contro la delibera di Giunta con la quale la Regione Abruzzo ha affidato la gestione dell’immobile alla Curia in quanto appunto viola un accordo preesistente e sul quale ogni studente dell’Ateneo aquilano ha fatto affidamento. Seguendo questa linea di principio, in linea teorica, gli studenti penalizzati da questa “gestione privata” potrebbero addirittura richiedere un risarcimento per il danno causato dall’affidamento all’accordo di programma, ma non vogliamo esagerare qui, ci basta che tutti abbiano gli stessi diritti.
Questo dal punto di vista più o meno giuridico. Se ravvisate che abbia scritto cazzate o cosa false, contestatemi i punti precisi con fatti altrettanto precisi grazie, non ho tempo e voglia di discutere sui massimi sistemi e sull’esistenza di dio, quel dio che “progetta la frontiera e costruisce la ferrovia”.
Con affetto,
ttan
Do they know is Christmas time at all?
Gingle bell, gingle bell, etc etc..
A Natale manca ancora un po’ ma questo ipocrita mondo consumista – quanto mi piace… – ci sta già pensando. Ed un signore che ci pensa già da quest’estate è il Governatore della Regione Lobardia, noto sotto il nome di Formigoni.
Si chiedeva verso luglio come poter fare un regalo alla Chiesa senza apparire troppo e senza far sapere alla gente che i regali lui li fa con i soldi degli altri – i nostri per l’esattezza.
In due righe vi racconto come funziona: la Regione Lombardia decide di fare una donazione agli studenti aquilani, una nuova Casa dello Studente, che non venga giù. Formig contatta la Curia che gli dice "Tho, ho proprio un terreno qui sottomano. Se mi rifai anche la sede della Curia, ti ci lascio fare sopra la CdS". Formig accetta, mettendo alla progettazione e realizzazione chiaramente la gens Lumbàrd. Ma ci può stare. Legalmente la Chiesa (privato) concede alla Regione Lombardia (pubblico) il diritto di superficie sul suo terreno. Regione Lombardia (sempre pubblico) costruisce la CdS che dona a QUALCUNO (punto cruciale) per essere utilizzata come alloggi per gli aventi diritto.
Primo quesito: con che soldi li costruisce? Con i FAS, Fondi per le Aree Sottoutilizzate(Sottosviluppate), ovvero un fondo erede della vecchia Cassa per il Mezzoggiorno ma con pennellate federaliste: in altre parole, soldi che sono gestite dalle Regioni per promuovere quelle attività utili a portare ricchezza e sviluppo in aree povere – in principio era pensato per il Sud d’Italia.
Fin qui, ci può stare tutto. Ma poi in un freddo giorno di Novembre arriva la sorpresa-pacco. La Curia (privato, organo della Chiesa Cattolica Italiana S.p.a.) gestirà i posti alloggio, con graduatorie e criteri differenti da quelli della Regione (pubblico) che tramite la sua agenzia ADSU gestisce i servizi di diritto allo studio. Da prime dichiarazioni della Curia, l’ADSU pensa hai posti di chi ha diritto mentre loro penseranno a chi ha bisogno. Questo implica criteri di selezione diversi. Quali saranno i criteri con cui un ente privato gestirà dei posti letto costruiti con soldi pubblici duplicando ed bypassando le graduatorie pubbliche?? Potranno fornire punti l’essere figli da genitori uniti in matrimonio religioso, essere cattolici e praticanti, portare il cilicio, avere in camera un poster della Binetti. E già qui viene da urlare. (Inciso: alcuni dei ragazzi morti sotto le macerie della CdS non erano neanche cattolici poichè erano studenti stranieri…..)
Ma il bel pacco arriva ora. Da nozioni elementari di diritto privato si sa che il diritto di superficie in pratica scinde la proprietà di un terreno in due separate proprietà: una, quella originale della terrà, comprende solo il suolo, la cd. nuda proprietà mentre l’altra riguarda l’immobile su di esso costruito, quindi due proprietari differenti. Ma il diritto di superficie può non essere (e spesso non lo è) perpetuo bensì sottoposto a termine, usualmente venti o trent’anni.
Se quindi in questo caso il diritto di superficie è a termine, tra vent’anni – o chissà quando, ipoteticamente anche prima o dopo – la situazione sarà questa: la Curia di L’Aquila (sempre privata) sarà PROPRIETARIA dello stabile costruito dalla Regione Lombardia (pubblico) con i soldi del FAS (pubblici) e lo potrà gestire come gli pare e pare, potendo o meno istituire graduatorie (private) per l’assegnazione dei posti letto.
Ditemi voi se questo non è un bel regalo di Natale!!
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Utilizzando frasi fatte si osserverebbe quanto sia beffardo il destino. Senza utilizzare la retorica invece, pensi che cazzo, senza riuscire bene a darti una spiegazione, darla a te in primis e poi agli altri che ti chiedono, da fuori, come mai.
Allora riordini i pezzi degli anni passati, di anni prima del 6 Aprile, perchè il mondo non è né cominciato né finito in quel giorno, è solamente cambiato. Riordini la storia leggendo i nomi degli avvisi di garanzia mandati dalla Procura per il crollo della Casa dello Studente e scoprendo il nome di Luca.
Chi non lo ha conosciuto lo bolla come un politico – cfr. la Repubblica – con l’articolo indeterminativo davanti, come per accumunarlo ad uno qualunque di quelli che lì, a Roma, si fanno le leggi da soli, si aggiustano gli affari, nascondono papelli. Luca è un politico perchè fa politica: fa politica quando è un membro del sindacato studentesco per rivendicare urlando i propri diritti. Fa politica quando diventa presidente dell’Azienda per il diritto allo studio regionale: io quel ruolo l’ho sempre visto come il successo di uno che, riuscendo ad “infiltrarsi” dall’altra parte, ora può lavorare per dare ai ragazzi quello che ha sempre preteso, spesso restando inascoltato, dagli amministratori. Un posto letto per chi non se lo può permettere, borse di studio, mensa, sala studio e ricreative. In tre parole, diritto allo studio.
Uno dedica la vita per questo, si crea tanti, tantissimi nemici – che poi si sa come funziona in questi casi nella nostra città, basta fare qualcosa che ti trovi il coro dei contrari di professione che ti insultano violentemente. Uno passa gli anni a convincere i ragazzi a non accettare il ricatto del contratto in nero per una topaia nel centro storico – perchè questi erano gli aquilani, proprietari di appartamenti fatiscenti affittati a studenti per prezzi esagerati. E ci dobbiamo stupire di come non ce ne sia rimasto nessuno sotto le macerie, quella notte, parliamone di questo.
Ma dicevo, uno passa gli anni a lottare per queste cose per cosa? Per ritrovarsi poi, l’unico politico indagato per il crollo della Casa dello Studente. Ok, gli avvisi di garanzia non sono una condanna, né sanciscono neanche l’inizio del giudizio vero e proprio. Ma fanno male. Fanno fin troppo male in una città che vive di pettegolezzi. In questo contesto, un’indagine vuol dire che sei colpevole, specie nella situazione in cui si cerca disperatamente una bestia con qui prendersela, un uomo da condannare, da indicare per non pensare a tutte le piccole colpe che tutti abbiamo in questa vicenda del terremoto, fatta da migliaia di piccole e grandi omissioni, piccoli e grandi abusi, piccole e grandi truffe.
Come se non bastasse il sentirsi di merda a prescindere da ogni tipo di responsabilità giuridica: come pensate che si senta una persona che lotta per avere dei posti letto agevolati per gli studenti “più meritevoli e bisognosi” (Art.34 Cost.), li ottiene, li assegna a ragazzi che poi diventano suoi amici, posti che poi si trasformano nella loro tomba? Inutile ogni parola, ogni parola d’amicizia e di affetto da parte degli altri, di merda ti senti e di merda resterai. Questo è il vero assurdo di tutta questa complicata storia, che chi fa del bene degli studenti la sua bandiera per anni finisca con essere l’unico accusato – ancora non formalmente – per la loro morte. Verrebbe da dire, chi te lo fa fare. Non c’è un qualcosa che te lo fa fare, non c’è un qualcosa che ti fa fare di non essere egoista e pensare agli altri.
Chi deve farlo indagherà, spero con serietà maggiore di quanta ce ne sia stata fino ad ora (il Procuratore Rossini, dopo sei mesi di perizie, scopre che sotto via XX Settembre ci sono gallerie e grotte. Negli anni del fascismo l’Istituto Minerario di L’Aquila, in mancanza di vere miniere, portava lì gli studenti ad esercitarsi. La storia insegna, ancora una volta..) ed un giudice stabilità se Luca era in dovere – ed in potere – di fare di più quella notte. Non a livello di amicizia, ripeto, ma a livello del suo compito istituzionale: chiunque poteva chiamare i ragazzi e suggerirgli di passare una nottata fuori, ma non è detto che il Presidente dell’ADSU, dopo delle perizie che scongiurano pericoli, possa cacciare dai propri alloggi la gente. Ma, ripeto, chi deve farlo, verificherà.
Luca fa politica certo, per la sua età la conosce fin troppo bene, la politica e le sue magagne, le sue rogne, le sue cattiverie: lui le ha sfidate, le ha controllate ed ora le subisce. Luca mi ha insegnato tanto, mi ha suggerito, mi ha fatto vedere come si fanno le cose serie e sopratutto mi ha fatto capire, magari involontariamente che se lavori bene, le cose le ottieni. Ed è questo quello che dirò a tutti quelli che mi chiederanno di questa vicenda: Luca sa lavorare, ha ottenuto e pagherà per questo. Luca, per quello che si è, credi.
In Bacco we trust
Questa è una brevissima storia di pochi giorni dopo il terremoto, accaduta al campo di Acquasanta, noto fino ad allora solo per uno stadio mai finito e sopratutto, troppo corto [sic].
La cena si serve non troppo tardi, diciamo relativamente presto per la nostra solita ora – sarà che il campo è gestito da nordici, fantastici nordici. La gente va verso il grande tendone bianco al centro del campo, davanti alla (ex) panchina de L'Aquila Rugby. Quei tendoni da festival de l'Unità per intenderci, con gli stessi tavoli e panche pieghevoli, da sagra della panonta o giù di lì, ci siamo capiti. Non è che ci sia tristezza sui volti della gente, quanto piuttosto assenza. Ecco sì, assenza dal corpo. Ci si dirige al tavolo, si mangia, si ringrazia veramente di cuore chi ti sta servendo, anche se ti stesse proponendo un piatto di ghiaia, tu lo ringrazieresti davvero a vita.
Dopo qualche giorno di questa che poi sarebbe diventata la routine nei mesi a venire, chi gestisce il campo risponde per la prima volta, sorprendendo gli altri, alla domanda "Cosa vi serve?" – "Vino" – "Vino? Davvero?" – "Si, vino".
Tra i dubbi, una settimana dopo arrivano 9 bancali di Chianti – e se non avete idea di quanto sia grande un bancale, fate un salto in un magazzino di supermercato – direttamente dalla Toscana.
Alla sera le solite facce arrivano al tendone bianco di centrocampo, entrano, si avvicinano ai tavoli che già iniziano ad avere i posti segnati, io là, tu qua. Qui l'assenza sparisce, torna la curiosità, anche il sorriso sulla gente che avvicinandosi al tavolo scruta quello strano oggetto posto lì sul legno, al centro, stretto ed alto di vetro. Si cazzo, è una bottiglia di vino.
Ci sarà allegria, anche in agonia, col vino forte. Non dico che ci fu allegria ma sicuramente più spensieratezza; un bicchiere prima del pasto, uno durante, un poi. Non fu ubriacatura no, semplicemente un lieve stordimento.
A metà pasto ritorna Lui, per ricordarci che non siamo in campeggio, che non siamo lì in vacanza e che non abbiamo più altro, oltre alla tenda blu: una bella scossa, forte, classificabile come petenca (intraducibile, n.d.A.) che fa rumore, sobbalza, trema, spaventa. Fermiamoci e facciamo una precisazione: in tenda, anche se fa il terremoto, non te ne frega nulla. Non può succederti nulla, sei praticamente per terra, dovresti solo girarti e continuare a dormire; ma dopo queste belle esperienze questi ragionamenti non riesci a farli e scappi comunque, anche dalla tenda della mensa, scappi. Fine della precisazione.
Bene, quella sera, quando lui arriva con la petenca come detto prima, la gente non scappa, sta zitta, e poi, così, come ad un concerto, parte l'applauso. Di tutti, fragoroso, lungo, importante, divertito e partecipato.
Non ce ne frega più un cazzo di te. Fai pure quello che ti pare, noi siamo ancora qui.
Share Accade in Abruzzo | Comment (0)La nuova tratta degli schiavi
L’Aquila, un giorno qualunque lavorativo, verso le 17.30 – 18.00. E’ facile, molto facile trovarsi imbottigliato per il Viale della Croce Rossa, visto che ora come ora è l’unica strada che consente l’attraversamento est-ovest della città, in pratica l’unica strada che tutti sono obbligati a percorrere.
Viale della Croce Rossa da un mese a questa parte è il nuovo centro di L’Aquila: gli arrosticini, la birra, i negozi, le pizzerie, tutto ormai è su questo viale – che altro non è che la Statale 17 – che in precedenza era solo gommisti, meccanici, elettrauti e qualche macellaio. Ah, c’era pure un’edicola.
Ma ero rimasto al mezzo pomeriggio: dicevo, passate per forza di cose per il già citato viale. Fate caso a quante ditte edili di fuori si sono insediate in piccoli spiazzi lungo la strada, utilizzato il prato come deposito di materiale da cantiere, tutt’al più poggiando un container per gli uffici. Bene, dall 17.30 questi spiazzi si riempiono di gente, di ragazzi, di stranieri: sono tutti dai 20 ai 35 massimo, etnia tendenzialmente slava – dalla macchina non si riesce a rifletterli troppi. All’inizio può non dare all’occhio questi assembramenti di una ventina di persone ma andando avanti se ne incontrano altri, a decine lungo le strade.
Sono i "muratori della ricostruzione": manodopera a basso prezzo racimolata qui e là da queste ditte che sono corse a piantare la loro bandierina qui per spartirsi i capitali – in maggior parte governativi – per ricostruire. Ragazzi con jeans e tshirt, zainetto sporco e lacero, cappellino che aspettano sul ciglio della strada il loro "magnaccia" che arriva in furgone, apre gli sportelli e tutti su. Caricati verso chissà dove, perchè la domanda di dove dorma tutta questa gente è leggittima, vista la penuria di abitazioni in zona per evidenti motivi. Dubito che dormano in case.
Stavo per scrivere che dopo secoli la tratta degli schiavi riprende: mi correggo, non ha mai smesso di esistere, solo che ora, ammodernata, è sotto i nostri occhi quando torniamo, dopo il lavoro, al confino – cioè la costa, i campi, etc..
Share Accade in Abruzzo | Comment (0)Il rettore risponde..
Risposta del rettore dell’Università di Teramo Mattioli alla mail che trovate nel post precedente.
Gentile Tommaso
il nostro Ateneo non vi ha dimenticati.
Subito dopo il 6 aprile ci siamo attivati – con le nostre forze – per fornire un sostegno
ai nostri studenti aquilani sospendendo le tasse, prolungando gli esami e fornendo un servizio personale di trasporto.
Abbiamo inviato a tutti gli studenti un SMS – spero che anche lei l’abbia ricevuto – per capire quali fossero le vostre esigenze primarie. Dai tanti SMS ricevuti le richieste sono state essenzialmente due: libri e pc.
Per quanto riguarda i libri, la nostra biblioteca sta lavorando e ha già trovato dei fondi dedicati a voi studenti aquilani.
Per i pc la situazione è più complessa: siamo in contatto da tempo sia con il Ministero che con i gestori telefonici.
Per ora – mi spiace – non abbiamo ricevuto buone notizie.
Noi, mi creda, non vi abbiamo dimenticati e stiamo continuando a lavorare affinchè possiate avere tutti gli stessi diritti.
Un caro saluto
Il Rettore
Mauro Mattioli
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Mi permetto di analizzare i contenuti:
- Sospensione delle tasse: l’ho detto io per primo che la seconda rata è stata sospesa. Quello che chiedamo noi è l’esenzione dalla retta.
- Appelli d’esame: è stato inserito di media un appello in più ad inizio maggio. Viene da sè quale possa essere stata la preparazione avuta dal 6 Aprile al 5 Maggio, dopo il terremoto, senza libri e senza casa.
- Servizio personale di trasporto: è stato attivato – seppur con ritardo – una navetta che da L’Aquila su richiesta porta all’Unite. Qualcuno li ha informati che a L’Aquila in questo periodo non c’era praticamente nessuno?
- Libri & biblioteca: da quanto sappiamo – fonti ufficiose – sono stati stanziati 500€ a dipartimento per l’acquisto di testi. Davanti alle lungaggini ed alle limitatezze burocratiche i docenti hanno preferito ricomprarceli di tasca loro (Grazie a tutti veramente). Ci credo che la biblioteca sta lavorando ma vorrei far notare come siamo al 18 di Giugno e se continua così avremo prima le case che i libri.
- Pc: capisco che può non dipendere dall’Ateneo, anche se volendo, si riesce a trovare un accordo con i gestori. Diciamo però che questo punto era rivolto più alle fondazioni Telecom e Vodafone per esempio – una copia della mail è stata mandata anche a loro.
In sostanza caro Rettore, cosa c’è di concreto sul tavolo?
Ps.: Riporto per completezza anche il testo dell’sms di cui parla il Rettore:
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TERREMOTO ABRUZZO
Come stai? Dove sei? UniTE si sta attivando per te: sospensione seconda rata, libretti sostitutivi, flessibilità lezioni, prenotazione esami numero verde, collegamenti con Teramo. Possiamo fare altro? Facci sapere. Ti richiamiamo. Il rettore Mauro Mattioli
(sms 334.6198042 – tel 800414165 – rettore@unite.it)
Studenti terremotati fuorisede: ignorati o dimenticati?
Questo il comunicato pubblicato dai quotidiani online e tv locali e da Repubblica del 11.06.009
Degli studenti che hanno subito la sciagura del terremoto del 6 Aprile
scorso se ne è parlato tanto: tutti gli iscritti all’Università de
L’Aquila che non hanno più dove andare a fare lezione nè libri. Si
parlava in questa occasione di ragazzi aquilani e fuorisede che avevano
scelto l’ateneo della mia città come centro di studi. E più che
giustamente, tutta la comunità si è messa in opera per garantire un
reale diritto allo studio, fornendo libri, supporti informatici e
materiale per lo studio, così come lo stesso ateneo ha rinunciato agli
introiti delle tasse per l’anno accademico 2009/2010 ed ha, per ovvi
motivi, ritoccato il calendario didattico, aumentando tra l’altro
l’elasticità delle sessioni d’esame.
Ma in tutto questo, c’è una parte di noi studenti, completamente
ignorata: i ragazzi aquilani che studiano in un altro ateneo. Sono certo
pochi vista la grande offerta formativa dell’ateneo aquilano: e pur ci
sono. Parlo per esempio – citando anche un po’ egoisticamente il mio
caso – degli studenti di L’Aquila che studiano presso l’Università di
Teramo, ateneo che ha quelle poche facoltà che mancano alla mia città.
Ebbene, mi sento di dire che la "grande macchina della solidarietà"
italiana ci ha quasi completamente dimenticato: l’ateneo ha disposto la
sospensione fino a Novembre – sospensione quindi, "ritardo" – della
seconda rata di questo A.A. Trenitalia ha permesso di fare gratuitamente
abbonamenti verso Teramo per i mesi di Aprile e Maggio: ciò esclude
totalmente Giugno e Luglio comprendenti la fine delle lezioni e le
sessioni estive d’esame. Senza poi calcolare che la rete ferroviaria
Abruzzese è molto, troppo limitata. Al di là di questi due "aiuti" nulla
è stato fatto verso questa categoria di studenti: delle migliaia di pc e
chiavette per l’accesso ad internet regalati agli iscritti all’ateneo di
L’Aquila – con criteri molto opinabili peraltro – nulla è toccato agli
studenti di "UniTe". Ogni raccolta di libri organizzata in Italia
comprendeva testi per l’ateneo aquilano e nessuno per chi a Teramo
studia, sfortunatamente, materie "complementari".
Viene da chiedersi perchè uno studente fuori sede, che ha perso poco e
nulla, debba essere esentato totalmente da un anno di tasse
dell’università mentre un ragazzo aquilano, che magari ha perso
veramente tutto sotto le macerie della casa, per frequentare l’anno
accademico 09/10 debba pagare interamente la retta? Perchè un ragazzo
che studia da in un altra università rispetto a quella di L’Aquila deve
pagare i trasporti pubblici sia verso la città dove studia, sia verso
L’Aquila?
Mi auguro che dietro tutte queste strane disattenzioni e dimenticanze
non ci sia la volontà di restringere al minimo possibile gli aiuti dati
ai noi popolazioni colpite.
Nella speranza di non aver offeso nessuno coinvolto nella tragedia del
sisma, vi ringrazio per l’attenzione che mi avete accordato.





