Do they know is Christmas time at all?
Gingle bell, gingle bell, etc etc..
A Natale manca ancora un po’ ma questo ipocrita mondo consumista – quanto mi piace… – ci sta già pensando. Ed un signore che ci pensa già da quest’estate è il Governatore della Regione Lobardia, noto sotto il nome di Formigoni.
Si chiedeva verso luglio come poter fare un regalo alla Chiesa senza apparire troppo e senza far sapere alla gente che i regali lui li fa con i soldi degli altri – i nostri per l’esattezza.
In due righe vi racconto come funziona: la Regione Lombardia decide di fare una donazione agli studenti aquilani, una nuova Casa dello Studente, che non venga giù. Formig contatta la Curia che gli dice "Tho, ho proprio un terreno qui sottomano. Se mi rifai anche la sede della Curia, ti ci lascio fare sopra la CdS". Formig accetta, mettendo alla progettazione e realizzazione chiaramente la gens Lumbàrd. Ma ci può stare. Legalmente la Chiesa (privato) concede alla Regione Lombardia (pubblico) il diritto di superficie sul suo terreno. Regione Lombardia (sempre pubblico) costruisce la CdS che dona a QUALCUNO (punto cruciale) per essere utilizzata come alloggi per gli aventi diritto.
Primo quesito: con che soldi li costruisce? Con i FAS, Fondi per le Aree Sottoutilizzate(Sottosviluppate), ovvero un fondo erede della vecchia Cassa per il Mezzoggiorno ma con pennellate federaliste: in altre parole, soldi che sono gestite dalle Regioni per promuovere quelle attività utili a portare ricchezza e sviluppo in aree povere – in principio era pensato per il Sud d’Italia.
Fin qui, ci può stare tutto. Ma poi in un freddo giorno di Novembre arriva la sorpresa-pacco. La Curia (privato, organo della Chiesa Cattolica Italiana S.p.a.) gestirà i posti alloggio, con graduatorie e criteri differenti da quelli della Regione (pubblico) che tramite la sua agenzia ADSU gestisce i servizi di diritto allo studio. Da prime dichiarazioni della Curia, l’ADSU pensa hai posti di chi ha diritto mentre loro penseranno a chi ha bisogno. Questo implica criteri di selezione diversi. Quali saranno i criteri con cui un ente privato gestirà dei posti letto costruiti con soldi pubblici duplicando ed bypassando le graduatorie pubbliche?? Potranno fornire punti l’essere figli da genitori uniti in matrimonio religioso, essere cattolici e praticanti, portare il cilicio, avere in camera un poster della Binetti. E già qui viene da urlare. (Inciso: alcuni dei ragazzi morti sotto le macerie della CdS non erano neanche cattolici poichè erano studenti stranieri…..)
Ma il bel pacco arriva ora. Da nozioni elementari di diritto privato si sa che il diritto di superficie in pratica scinde la proprietà di un terreno in due separate proprietà: una, quella originale della terrà, comprende solo il suolo, la cd. nuda proprietà mentre l’altra riguarda l’immobile su di esso costruito, quindi due proprietari differenti. Ma il diritto di superficie può non essere (e spesso non lo è) perpetuo bensì sottoposto a termine, usualmente venti o trent’anni.
Se quindi in questo caso il diritto di superficie è a termine, tra vent’anni – o chissà quando, ipoteticamente anche prima o dopo – la situazione sarà questa: la Curia di L’Aquila (sempre privata) sarà PROPRIETARIA dello stabile costruito dalla Regione Lombardia (pubblico) con i soldi del FAS (pubblici) e lo potrà gestire come gli pare e pare, potendo o meno istituire graduatorie (private) per l’assegnazione dei posti letto.
Ditemi voi se questo non è un bel regalo di Natale!!
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Utilizzando frasi fatte si osserverebbe quanto sia beffardo il destino. Senza utilizzare la retorica invece, pensi che cazzo, senza riuscire bene a darti una spiegazione, darla a te in primis e poi agli altri che ti chiedono, da fuori, come mai.
Allora riordini i pezzi degli anni passati, di anni prima del 6 Aprile, perchè il mondo non è né cominciato né finito in quel giorno, è solamente cambiato. Riordini la storia leggendo i nomi degli avvisi di garanzia mandati dalla Procura per il crollo della Casa dello Studente e scoprendo il nome di Luca.
Chi non lo ha conosciuto lo bolla come un politico – cfr. la Repubblica – con l’articolo indeterminativo davanti, come per accumunarlo ad uno qualunque di quelli che lì, a Roma, si fanno le leggi da soli, si aggiustano gli affari, nascondono papelli. Luca è un politico perchè fa politica: fa politica quando è un membro del sindacato studentesco per rivendicare urlando i propri diritti. Fa politica quando diventa presidente dell’Azienda per il diritto allo studio regionale: io quel ruolo l’ho sempre visto come il successo di uno che, riuscendo ad “infiltrarsi” dall’altra parte, ora può lavorare per dare ai ragazzi quello che ha sempre preteso, spesso restando inascoltato, dagli amministratori. Un posto letto per chi non se lo può permettere, borse di studio, mensa, sala studio e ricreative. In tre parole, diritto allo studio.
Uno dedica la vita per questo, si crea tanti, tantissimi nemici – che poi si sa come funziona in questi casi nella nostra città, basta fare qualcosa che ti trovi il coro dei contrari di professione che ti insultano violentemente. Uno passa gli anni a convincere i ragazzi a non accettare il ricatto del contratto in nero per una topaia nel centro storico – perchè questi erano gli aquilani, proprietari di appartamenti fatiscenti affittati a studenti per prezzi esagerati. E ci dobbiamo stupire di come non ce ne sia rimasto nessuno sotto le macerie, quella notte, parliamone di questo.
Ma dicevo, uno passa gli anni a lottare per queste cose per cosa? Per ritrovarsi poi, l’unico politico indagato per il crollo della Casa dello Studente. Ok, gli avvisi di garanzia non sono una condanna, né sanciscono neanche l’inizio del giudizio vero e proprio. Ma fanno male. Fanno fin troppo male in una città che vive di pettegolezzi. In questo contesto, un’indagine vuol dire che sei colpevole, specie nella situazione in cui si cerca disperatamente una bestia con qui prendersela, un uomo da condannare, da indicare per non pensare a tutte le piccole colpe che tutti abbiamo in questa vicenda del terremoto, fatta da migliaia di piccole e grandi omissioni, piccoli e grandi abusi, piccole e grandi truffe.
Come se non bastasse il sentirsi di merda a prescindere da ogni tipo di responsabilità giuridica: come pensate che si senta una persona che lotta per avere dei posti letto agevolati per gli studenti “più meritevoli e bisognosi” (Art.34 Cost.), li ottiene, li assegna a ragazzi che poi diventano suoi amici, posti che poi si trasformano nella loro tomba? Inutile ogni parola, ogni parola d’amicizia e di affetto da parte degli altri, di merda ti senti e di merda resterai. Questo è il vero assurdo di tutta questa complicata storia, che chi fa del bene degli studenti la sua bandiera per anni finisca con essere l’unico accusato – ancora non formalmente – per la loro morte. Verrebbe da dire, chi te lo fa fare. Non c’è un qualcosa che te lo fa fare, non c’è un qualcosa che ti fa fare di non essere egoista e pensare agli altri.
Chi deve farlo indagherà, spero con serietà maggiore di quanta ce ne sia stata fino ad ora (il Procuratore Rossini, dopo sei mesi di perizie, scopre che sotto via XX Settembre ci sono gallerie e grotte. Negli anni del fascismo l’Istituto Minerario di L’Aquila, in mancanza di vere miniere, portava lì gli studenti ad esercitarsi. La storia insegna, ancora una volta..) ed un giudice stabilità se Luca era in dovere – ed in potere – di fare di più quella notte. Non a livello di amicizia, ripeto, ma a livello del suo compito istituzionale: chiunque poteva chiamare i ragazzi e suggerirgli di passare una nottata fuori, ma non è detto che il Presidente dell’ADSU, dopo delle perizie che scongiurano pericoli, possa cacciare dai propri alloggi la gente. Ma, ripeto, chi deve farlo, verificherà.
Luca fa politica certo, per la sua età la conosce fin troppo bene, la politica e le sue magagne, le sue rogne, le sue cattiverie: lui le ha sfidate, le ha controllate ed ora le subisce. Luca mi ha insegnato tanto, mi ha suggerito, mi ha fatto vedere come si fanno le cose serie e sopratutto mi ha fatto capire, magari involontariamente che se lavori bene, le cose le ottieni. Ed è questo quello che dirò a tutti quelli che mi chiederanno di questa vicenda: Luca sa lavorare, ha ottenuto e pagherà per questo. Luca, per quello che si è, credi.
In Bacco we trust
Questa è una brevissima storia di pochi giorni dopo il terremoto, accaduta al campo di Acquasanta, noto fino ad allora solo per uno stadio mai finito e sopratutto, troppo corto [sic].
La cena si serve non troppo tardi, diciamo relativamente presto per la nostra solita ora – sarà che il campo è gestito da nordici, fantastici nordici. La gente va verso il grande tendone bianco al centro del campo, davanti alla (ex) panchina de L’Aquila Rugby. Quei tendoni da festival de l’Unità per intenderci, con gli stessi tavoli e panche pieghevoli, da sagra della panonta o giù di lì, ci siamo capiti. Non è che ce sia tristezza sui volti della gente, quanto piuttosto assenza. Ecco sì, assenza dal corpo. Ci si dirige al tavolo, si mangia, si ringrazia veramente di cuore chi ti sta servendo, anche se ti stesse proponendo un piatto di ghiaia, tu lo ringrazieresti davvero a vita.
Dopo qualche giorno di questa che poi sarebbe diventata la routine nei mesi a venire, chi gestisce il campo risponde per la prima volta, sorprendendo gli altri alla domanda "Cosa vi serve?" – "Vino" – "Vino? Davvero?" – "Si, vino".
Tra i dubbi, una settimana dopo arrivano 9 bancali di Chianti – e se non avete idea di quanti sia un bancale, fate un salto in un magazzino di supermercato – direttamente dalla toscana.
Alla sera le solite facce arrivano al tendone bianco di centrocampo, entrano, si avvicinano ai tavoli che già iniziano ad avere i posti segnati, io là, tu qua. Qui l’assenza sparisce, torna la curiosità, anche il sorriso sulla gente che avvicinandosi al tavolo scruta quello strano oggetto posto lì sul legno, al centro, stretto ed alto di vetro. Si cazzo, è una bottiglia di vino.
Ci sarà allegria, anche in agonia, col vino forte. Non dico che ci fu allegra ma sicuramente più spensieratezza, un bicchiere prima del pasto, uno durante, un poi. Non fu ubriacatura no, semplicemente lieve stordimento.
A metà pasto ritorna Lui, per ricordarci che non siamo in campeggio, che non siamo lì in vacanza e che non abbiamo più altro, oltre alla tenda blu: una bella scosse, forte, classificabile come petenca (intraducibile, n.d.A.) che fa rumore, sobbalza, trema, spaventa. Fermiamoci e facciamo una precisazione: in tenda, anche se fa il terremoto, non te ne frega nulla. Non può succederti nulla, sei praticamente per terra, dovresti solo girarti e continuare a dormire; ma dopo queste belle esperienze questi ragionamenti non riesci a farli e scappi comunque, anche dalla tenda della mensa, scappi. Fine della precisazione.
Bene, quella sera, quando lui arriva con la petenca come detto prima, la gente non scappa, sta zitta e poi, così, come ad un concerto, parte l’applauso. Di tutti, fragoroso, lungo, importante, divertito e partecipato.
Non ce ne frega più un cazzo di te. Fai pure quello che ti pare, noi siamo ancora qui.
Share Accade in Abruzzo | Comment (0)La nuova tratta degli schiavi
L’Aquila, un giorno qualunque lavorativo, verso le 17.30 – 18.00. E’ facile, molto facile trovarsi imbottigliato per il Viale della Croce Rossa, visto che ora come ora è l’unica strada che consente l’attraversamento est-ovest della città, in pratica l’unica strada che tutti sono obbligati a percorrere.
Viale della Croce Rossa da un mese a questa parte è il nuovo centro di L’Aquila: gli arrosticini, la birra, i negozi, le pizzerie, tutto ormai è su questo viale – che altro non è che la Statale 17 – che in precedenza era solo gommisti, meccanici, elettrauti e qualche macellaio. Ah, c’era pure un’edicola.
Ma ero rimasto al mezzo pomeriggio: dicevo, passate per forza di cose per il già citato viale. Fate caso a quante ditte edili di fuori si sono insediate in piccoli spiazzi lungo la strada, utilizzato il prato come deposito di materiale da cantiere, tutt’al più poggiando un container per gli uffici. Bene, dall 17.30 questi spiazzi si riempiono di gente, di ragazzi, di stranieri: sono tutti dai 20 ai 35 massimo, etnia tendenzialmente slava – dalla macchina non si riesce a rifletterli troppi. All’inizio può non dare all’occhio questi assembramenti di una ventina di persone ma andando avanti se ne incontrano altri, a decine lungo le strade.
Sono i "muratori della ricostruzione": manodopera a basso prezzo racimolata qui e là da queste ditte che sono corse a piantare la loro bandierina qui per spartirsi i capitali – in maggior parte governativi – per ricostruire. Ragazzi con jeans e tshirt, zainetto sporco e lacero, cappellino che aspettano sul ciglio della strada il loro "magnaccia" che arriva in furgone, apre gli sportelli e tutti su. Caricati verso chissà dove, perchè la domanda di dove dorma tutta questa gente è leggittima, vista la penuria di abitazioni in zona per evidenti motivi. Dubito che dormano in case.
Stavo per scrivere che dopo secoli la tratta degli schiavi riprende: mi correggo, non ha mai smesso di esistere, solo che ora, ammodernata, è sotto i nostri occhi quando torniamo, dopo il lavoro, al confino – cioè la costa, i campi, etc..
Share Accade in Abruzzo | Comment (0)Il rettore risponde..
Risposta del rettore dell’Università di Teramo Mattioli alla mail che trovate nel post precedente.
Gentile Tommaso
il nostro Ateneo non vi ha dimenticati.
Subito dopo il 6 aprile ci siamo attivati – con le nostre forze – per fornire un sostegno
ai nostri studenti aquilani sospendendo le tasse, prolungando gli esami e fornendo un servizio personale di trasporto.
Abbiamo inviato a tutti gli studenti un SMS – spero che anche lei l’abbia ricevuto – per capire quali fossero le vostre esigenze primarie. Dai tanti SMS ricevuti le richieste sono state essenzialmente due: libri e pc.
Per quanto riguarda i libri, la nostra biblioteca sta lavorando e ha già trovato dei fondi dedicati a voi studenti aquilani.
Per i pc la situazione è più complessa: siamo in contatto da tempo sia con il Ministero che con i gestori telefonici.
Per ora – mi spiace – non abbiamo ricevuto buone notizie.
Noi, mi creda, non vi abbiamo dimenticati e stiamo continuando a lavorare affinchè possiate avere tutti gli stessi diritti.
Un caro saluto
Il Rettore
Mauro Mattioli
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Mi permetto di analizzare i contenuti:
- Sospensione delle tasse: l’ho detto io per primo che la seconda rata è stata sospesa. Quello che chiedamo noi è l’esenzione dalla retta.
- Appelli d’esame: è stato inserito di media un appello in più ad inizio maggio. Viene da sè quale possa essere stata la preparazione avuta dal 6 Aprile al 5 Maggio, dopo il terremoto, senza libri e senza casa.
- Servizio personale di trasporto: è stato attivato – seppur con ritardo – una navetta che da L’Aquila su richiesta porta all’Unite. Qualcuno li ha informati che a L’Aquila in questo periodo non c’era praticamente nessuno?
- Libri & biblioteca: da quanto sappiamo – fonti ufficiose – sono stati stanziati 500€ a dipartimento per l’acquisto di testi. Davanti alle lungaggini ed alle limitatezze burocratiche i docenti hanno preferito ricomprarceli di tasca loro (Grazie a tutti veramente). Ci credo che la biblioteca sta lavorando ma vorrei far notare come siamo al 18 di Giugno e se continua così avremo prima le case che i libri.
- Pc: capisco che può non dipendere dall’Ateneo, anche se volendo, si riesce a trovare un accordo con i gestori. Diciamo però che questo punto era rivolto più alle fondazioni Telecom e Vodafone per esempio – una copia della mail è stata mandata anche a loro.
In sostanza caro Rettore, cosa c’è di concreto sul tavolo?
Ps.: Riporto per completezza anche il testo dell’sms di cui parla il Rettore:
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TERREMOTO ABRUZZO
Come stai? Dove sei? UniTE si sta attivando per te: sospensione seconda rata, libretti sostitutivi, flessibilità lezioni, prenotazione esami numero verde, collegamenti con Teramo. Possiamo fare altro? Facci sapere. Ti richiamiamo. Il rettore Mauro Mattioli
(sms 334.6198042 – tel 800414165 – rettore@unite.it)
Studenti terremotati fuorisede: ignorati o dimenticati?
Questo il comunicato pubblicato dai quotidiani online e tv locali e da Repubblica del 11.06.009
Degli studenti che hanno subito la sciagura del terremoto del 6 Aprile
scorso se ne è parlato tanto: tutti gli iscritti all’Università de
L’Aquila che non hanno più dove andare a fare lezione nè libri. Si
parlava in questa occasione di ragazzi aquilani e fuorisede che avevano
scelto l’ateneo della mia città come centro di studi. E più che
giustamente, tutta la comunità si è messa in opera per garantire un
reale diritto allo studio, fornendo libri, supporti informatici e
materiale per lo studio, così come lo stesso ateneo ha rinunciato agli
introiti delle tasse per l’anno accademico 2009/2010 ed ha, per ovvi
motivi, ritoccato il calendario didattico, aumentando tra l’altro
l’elasticità delle sessioni d’esame.
Ma in tutto questo, c’è una parte di noi studenti, completamente
ignorata: i ragazzi aquilani che studiano in un altro ateneo. Sono certo
pochi vista la grande offerta formativa dell’ateneo aquilano: e pur ci
sono. Parlo per esempio – citando anche un po’ egoisticamente il mio
caso – degli studenti di L’Aquila che studiano presso l’Università di
Teramo, ateneo che ha quelle poche facoltà che mancano alla mia città.
Ebbene, mi sento di dire che la "grande macchina della solidarietà"
italiana ci ha quasi completamente dimenticato: l’ateneo ha disposto la
sospensione fino a Novembre – sospensione quindi, "ritardo" – della
seconda rata di questo A.A. Trenitalia ha permesso di fare gratuitamente
abbonamenti verso Teramo per i mesi di Aprile e Maggio: ciò esclude
totalmente Giugno e Luglio comprendenti la fine delle lezioni e le
sessioni estive d’esame. Senza poi calcolare che la rete ferroviaria
Abruzzese è molto, troppo limitata. Al di là di questi due "aiuti" nulla
è stato fatto verso questa categoria di studenti: delle migliaia di pc e
chiavette per l’accesso ad internet regalati agli iscritti all’ateneo di
L’Aquila – con criteri molto opinabili peraltro – nulla è toccato agli
studenti di "UniTe". Ogni raccolta di libri organizzata in Italia
comprendeva testi per l’ateneo aquilano e nessuno per chi a Teramo
studia, sfortunatamente, materie "complementari".
Viene da chiedersi perchè uno studente fuori sede, che ha perso poco e
nulla, debba essere esentato totalmente da un anno di tasse
dell’università mentre un ragazzo aquilano, che magari ha perso
veramente tutto sotto le macerie della casa, per frequentare l’anno
accademico 09/10 debba pagare interamente la retta? Perchè un ragazzo
che studia da in un altra università rispetto a quella di L’Aquila deve
pagare i trasporti pubblici sia verso la città dove studia, sia verso
L’Aquila?
Mi auguro che dietro tutte queste strane disattenzioni e dimenticanze
non ci sia la volontà di restringere al minimo possibile gli aiuti dati
ai noi popolazioni colpite.
Nella speranza di non aver offeso nessuno coinvolto nella tragedia del
sisma, vi ringrazio per l’attenzione che mi avete accordato.
Un cartone d’amore a lunga conservazione
Un’altra sera a casa a masticare noia e surgelati
la tv vomita vacui colori
la luce dei pensieri è spenta
programmerò il mio umore artificialmente
scriverò un saggio su come perdere tempo senza sprecare nemmeno un minuto.
Vieni a farmi compagnia fiamma di carta
perditi con me nel labirinto di un monolocale
a coltivare il miraggio di stare coi piedi per terra
sopra pavimento di un quinto piano, condominiale.
Share Perditempo, Personali | Comment (0)
6.04.009
Qui è successo qualcosa di inaudito. Non posso ancora raccontarvelo, ma lo farò, prometto che lo farò, con la dovuta calma e con la forza necessaria a dimostrare che non abbandoniamo nulla, neanche uno stupido blog.
L’Aquila è ancora viva, coperta dal nero del lutto e dal verde della speranza.
Share Live | Comment (0)Mi sento scossa.
Si sta,
come d’autunno,
sugli alberi,
le foglie.
Permettetemi un abuso di Ungaretti ma ci sta tutto. Non so se avete letto il mio post precedente sullo shake-shake aquilano (dovrebbe essere due giri di scroll più giù) ma è il caso di aggiornarvi sulla situazione tellurica di questa zona infausta di mondo.
Vi avevo lasciato con una statistica che contava 30 scosse; due precisazioni quindi: in primis 30 erano quelle ravvisate dalla popolazione, non comprese quelle “strumentali”. E poi in due giorni che è il post su internet ha fatto almeno altre 15 scosse avvertite da noi comuni mortali, tra cui una di M4 che mi ha personalmente fatto liquefare le budella.
La situazione è stata un po’ da film: ero in aula studio in uni, quando mi sono sentito un mio stesso calzino alle prese con la centrifuga della lavatrice, rumore incluso trrrrtrrrrtrrrrtrrrrr e in un secondo, max due, scene di panico urla e pianti come in una perfetta pellicola americana. Fuga dall’edificio come da manuale attendendo la seconda scossa che non si è fatta aspettare naturalmente.
E da lì alla sera scosse su scosse, ripetute diciamo ogni mezz’ora, con qualche pausa di grazia ogni tanto. La sera l’ansia e la tensione si vendevano al chilo per strada. Di lunedì sera tanta gente in giro non s’era mai vista, macchine ovunque. Il risultato è la veglia non organizzata più grande degli ultimi tempi: il piazzale del GS era una piazza del mercato con il tutto esaurito e posti in piedi per tutta la notte mentre si stava meglio davanti al LIDL dove c’era anche chi aveva scomodato il camper. Frequenti apparizioni della polizia qui e là per contorno.
Una giornata di certo che non si dimenticherà facilmente, quantomeno per la sua assurdità.
Calamità,
un evento imprevedibile,
dà una scossa irreplicabile
spero non per l’eternità.
Movies come reality

Come ho già detto più volte a mio avviso Donnie Darko è uno dei film più sopravvalutati della storia del cinema – forse secondo solo a 2001 Odissea nello spazio.
Comunque, a parta la mia – mancante – cultura cinematografica, volevo segnalarvi che in Brasile un aereo cargo americano (un DC-9) perde la turbina posteriore che piomba in mezzo ad una strada.
Il tutto senza vittime, conigli cornuti e distorsioni temporali.
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